CHIAMATA  AD  AMARE

 

 

 

 

                                               L’ AFRICA

 

 

          Maria  Luisa  Rotatori

                              Missionaria  Laica

 

 

           Chi scrive queste pagine non ha importanza, importante è aver conosciuto questa meravigliosa signora della quale si può essere soltanto fieri e riconoscenti.

  Parlo di Maria Luisa Rotatori, missionaria laica.

 Da diversi anni in  missione per aiuti umanitari, in quei luoghi dove soltanto un pezzo di pane, o un piatto di riso, può salvare dalla morte per fame, vite umane, ma più importante i bambini, che dovrebbero essere il nostro domani.

 Ma per questi un domani è sempre incerto come incerto è l’oggi stesso.

Maria Luisa iniziò la sua missione da laica alcuni anni fa.

Con tanto coraggio, fede, amore per il prossimo, andò a portare il suo aiuto, il suo sorriso in un lebbrosario in Brasile.

Penso che come inizio di questo cammino avrà sofferto non poco, ma la sua fede l’ha aiutata moltissimo a superare queste prove, ad essere in contatto diretto con il Signore per poter accudire gli ammalati di lebbra.

Tutto ebbe inizio nel 1992, dopo lungo periodo di riflessione, presa di coscienza di se stessa, capire ciò che Dio voleva da lei.

Questo donarsi degli altri non è cosa semplice, anche perché non tutti coloro che ti stanno vicino possono capire quello che proviamo dentro di noi, a quello che si è chiamati a fare anche a rischio della propria vita.

Questo suo cambiamento di vita , la scelta, è dovuta alla scomparsa della figlia avvenuta nel 1985, un dolore immenso, un vuoto incolmabile, dove il mondo intero ti cade addosso, dove nulla ha più valore, dove capire certe cose che accadono è impossibile.

Anche se Dio è sempre vicino a te tu non puoi capire il suo disegno, ciò che ti riserva, quello che vuole da te.

Così lei si è messa nelle mani di Dio facendosi suo strumento, da usare come meglio Dio credeva, e lei ubbidiente, si è messa in cammino fino a capire ciò che doveva fare: aiutare il prossimo, dare quell’aiuto che purtroppo lei non ha potuto dare alla figlia nel momento che fu chiamata nella casa del Padre, e così anche per suo marito.

Sì ha perduto i suoi cari in brevissimo tempo.

Penso che molte persone si possano perdere d’animo, abbandonarsi senza più nessuna ragione per rialzarsi dopo una caduta del genere, anzi forse speri che un masso ti cade in testa per poter raggiungere più velocemente i tuoi cari.

Ma tutto questo non ha fermato Maria Luisa che ha continuato a lavorare in ospedale come infermiera, anche questa una missione.

Ma il suo vuoto interiore era incolmabile, la sua esistenza piatta, senza più grandi motivazioni se non per il figlio che gli restava, donarsi completamente a lui e solo a lui.

Ma questo non bastava ancora a riempire quel vuoto provocato dalla perdita dei suoi cari, ma specialmente per la scomparsa della figlia.

Dolore atroce da sopportare, meglio in croce che andare avanti.

In questo, Dio l’ha aiutata a fare una scelta forse non facile: essere missionaria in paesi lontani, portare un sorriso a tutti quelli che soffrono, dare loro una speranza di vita, farli consapevoli che non sono abbandonati a se stessi, ma che Dio misericordioso allunga una mano servendosi di persone come Maria Luisa, per sostenerli e stare loro accanto, sempre.

Così ebbe inizio la missione di Maria Luisa in Brasile come prima tappa del lungo cammino.

Lei non parla quasi mai di quello che fa perché la sua umiltà la rende semplice agli occhi degli altri, senza nessun bisogno di cercare di emergere in queste situazioni di dolore, ma restare a fondo assieme a coloro che soffrono, piangere con loro, se necessario raschiare il fondo melmoso per popi togliersi assieme tutto ciò che dà dolore, e farsi un sorriso, una carezza, amore e semplicità, questo è ciò che lei offre agli altri, senza mai chiedere niente in cambio.

Per lei solo sacrifici, dolore e malattie, accettate come dono di Dio, perché Dio è la nostra unica salvezza.

Per andare in Brasile dovette licenziarsi dal lavoro, lasciare anche la famiglia,  non è cosa da poco, ma se il Signore chiama bisogna essere coraggiosi, ma anche fiduciosi e abbandonarsi completamente a Lui rispondendo SI’ .

Molte volte mi sono chiesto ; quanto amore devono avere queste persone per gli altri, donare se stessi è spesso anche essere ridicolizzati, non essere capiti e abbandonati nella propria missione, soli ma con Dio vicino.

Se tutti potessimo rispettare almeno in parte ciò che Gesù Cristo ci ha detto :” Amatevi gli uni e gli altri”, nel mondo ci sarebbero più Maria Luisa e meno sofferenti.

Dare la vita per un amico è l’atto più bello che si possa fare, ma donare anche secondo le proprie possibilità è bene accetto a Dio e di sollievo al bisognoso.

 

 

Dopo tempo tornata in Italia, Maria Luisa iniziò a credere non solo in se stessa, ma nelle capacità che il Signore le stava donando, la forza di compiere missioni anche più impegnative.

Si rese veramente conto che era una strumento nelle mani di Dio.

Così ripartì di nuovo per un nuovo continente : l’Africa. era il 1996, precisamente all’interno della Costa d’Avorio, a circa 300 Km. dalla capitale.

Luogo decisamente non solo povero ma mancante di tutto.

Vivere in capanne di paglia, acqua ristagnante, niente luce, niente igiene, niente denaro, niente lavoro, niente cibo, NIENTE solo degrado e malattie.

 

 

Così iniziò a dare aiuto a queste persone con quello che aveva a sua disposizione “ Se stessa, la sua vita”.

Con la sua capacità di infermiera riusciva e riesce tutt’ora a curare chi soffre.

Dopo alcuni mesi passati in Africa, torna in Italia, a casa, a Corinaldo.

Comincia a chiedere aiuto a tutti, non denaro ma abiti, scarpe, attrezzi, necessario per cucinare, letti per non dormire più in terra, per dare un giaciglio almeno ai più piccoli, ai neonati, agli ammalati.

Molte persone le portano materiale di vario genere che lei con passione raccoglie mettendo in ordine, dividendo il vestiario tra uomini donne bambini, imballando in cartoni riciclati nei negozi.

Tutto va bene, lei  inizia a vedere un po’ di luce in quello che fa, sostenuta dal Signore lavorando giorno e notte.

Sostenuta, aiutata e incoraggiata da un sacerdote che Maria Luisa conosce bene e a lui affezionata, inizia questa impresa meravigliosa..

 

 

Io l’ho conosciuta quasi per caso, ma per volere di Dio.

Ero in auto con mia moglie e stavo andando a Corinaldo.

Parcheggiata l’auto vidi Maria Luisa che parlava con altre persone, era agitatissima.

Ci fermammo anche noi, ci salutò e iniziammo a parlare, ci disse che era preoccupata per una promessa fatta a delle persone in Costa d’Avorio e che aveva timore di non poter mantenere, non aveva a disposizione né mezzi né denaro.

Mi disse di che cosa si trattava.

Guardai mia moglie e ci capimmo subito., dando il nostro supporto per aiutarla a trovare ciò che aveva promesso.

Era anche preoccupata per il tempo che gli rimaneva prima di ripartire per l’Africa, così anch’io feci la mia promessa di trovargli per quella data il materiale a lei occorrente.

Così andarono le cose .

Iniziai ad aiutare Maria Luisa .

Spedimmo container per la Costa d’Avorio.

Vennero caricate tantissime cose, per diverse tonnellate.

Maria Luisa partì alcuni giorni prima della spedizione del container , così quando questo sarebbe arrivato lei era già sul posto ad attenderlo, ed essere tranquilla che la merce c’era tutta.

 

Sempre da sola in quella terra lontana, lavorando tutto il giorno e la notte senza tregua per accontentare le richieste delle persone, ma specialmente per dare loro cure e medicazioni a ferite infettate e purulenti.

Durante la giornata riusciva e riesce a dare un pasto a queste persone , ma importante è l’accoglienza e il suo sorriso.

Percorre molti Kilometri al giorno per andare a trovare ammalati, bisognosi che non hanno la possibilità di muoversi.

Strade polverose, aria calda umida a volte irrespirabile, insetti, zanzare che pungono con il rischio di prendere la malaria ed altre malattie infettive, come è accaduto a Maria Luisa.

Soffre di malaria e quando questa torna alla ribalta, la febbre è altissima , abbondante la sudorazione , e tanti altri disturbi fisici che la costringono a letto cercando di curarsi con il chinino.

Ma quando la malattia ti ha preso te la porti dentro per il resto della vita, con le sue conseguenze, con le ricadute.

Queste sofferenze non  pesano a Maria Luisa perché ciò che fa è in pienezza d’amore verso il Signore.

Non prega più per lei ma per coloro che hanno bisogno e Dio sa quanto lei sia importante in questa missione.

 

 

 Cominciò da sola in quella terra isolata cercando di costruire qualche cosa che assomigliasse ad una casa, almeno per avere un tetto sopra di lei e per gli altri, per accoglierli, vestirli, medicarli.

Col passare del tempo arrivarono aiuti da diverse persone, da enti, fabbriche, artigiani, scuole.

Era con gioia che andava a chiedere , a bussare per ottenere qualche cosa da poter spedire.

L’AVIS di Corinaldo e la sua parrocchia in collaborazione le diede un ambulanza per poter svolgere il servizio di soccorso e assistenza più veloce, più sicuro.

La provvidenza divina le venne in aiuto.

Una persona che da poco tempo aveva perduto la moglie, si rese disponibile ad aiutare Maria Luisa.

Questa signora dava aiuto alla nostra missionaria in tanti modi e capiva bene quello che stava facendo la nostra m missionaria , in quale meravigliosa impresa si era immersa.

Questo avvenne alcuni anni dopo che Maria Luisa andava e tornava a sue spese dall’Africa, risparmiando giornalmente la somma necessaria.

Questo aiuto fu come la manna dal cielo, una benedizione di Dio misericordioso, Dio sapeva di che cosa aveva bisogno e glielo mandò.

La persona di cui parlo è un ingegnere affermato da anni, con una posizione di rispetto.

Avendo saputo ciò che la moglie faceva, non si tirò indietro, anzi, si fece avanti senza alcuna paura o timore, ma la cosa importante è aver dato fiducia a questa nostra missionaria.

Iniziò così una nuova realtà, non solo per Maria Luisa, ma per coloro che aspettano con ansia un aiuto, una carezza, un abbraccio fraterno, del cibo.

I lavori iniziarono.

Furono presentati anche dei progetti che vennero accettati.

Poi arrivarono anche le congratulazioni di coloro che non avevano modo di aiutare quella regione, e queste fanno veramente piacere perché sai di fare una cosa buona.

In Costa d’Avorio si parla il francese, quindi altra difficoltà, anche se brillantemente superata.

Quella zona si chiama Yakassè-Fèyssè Cote d’Ivoire (Costa d’Avorio). e Maria Luisa viene chiamata da tutti mamma.

Ha fatto nascere tanti bambini, una difficoltà ? forse ma è dar loro da mangiare, dare i giusti alimenti questa è vera difficoltà, vivere con la paura che i neonati possono non farcela, vederli soffrire la fame, la sete, le malattie. Ti spezza il cuore.

 

 

I lavori proseguirono alacremente ma le difficoltà erano tante, anche perché il sottosuolo è roccioso, ricoperto da uno spessore di sabbia, ma con la presenza del nostro caro ingegnere le difficoltà venivano superate, e così venne ultimata la prima parte di quel progetto ; una vera casa di accoglienza dove venne improntato un primo pronto soccorso.

Così Maria Luisa lavorava meglio e più velocemente avendo , anche se piccolo, un luogo dove curare e medicare chi soffriva.

In seguito venne ultimata anche una scuola per l’infanzia, elementari, e medie, per circa 100 bambini .

Questi bambini non avevano mai visto uno stabile che potesse accoglierli, istruirli, farli giocare al sicuro, con la possibilità di mangiare tutti i giorni, di lavarsi, di vivere un ambiente più sano.

Una casa vera con porte e finestre, un giardino per il loro divertimenti.

Tutto questo però ha aumentato di molto il lavoro di Maria Luisa, anche se qualcuno iniziò a darle un po’ di aiuto con la mano d’opera.

Le sue ore di riposo sono sempre poche per quello che fa durante la giornata, e alcune ore della notte servono per preparare il materiale per il giorno dopo.

Tutto deve essere sempre pronto a servizio della comunità nella quale lei vive, lavora.

Quelle poche volte che ci sentiamo telefonicamente la rende felice e racconta come stanno andando le cose, le difficoltà superate per far proseguire i lavori, le imprese che magari non rispettano i contratti ed altro.

E’ sempre commossa quando parla e diverse volte deve fare una pausa prima di proseguire la conversazione, perché un groppo alla gola le impedisce di parlare.

Ogni volta le chiedo quando ritorna, ma la sua risposta è sempre la stessa : quando avrò finito di sistemare tutte le cose che abbiamo spedito.

La sua permanenza dura circa tre o quattro mesi e quando ritorna resta circa un mese ma questo periodo non è solo per la famiglia, ma per continuare a trovare materiale, andare alla ricerca di persone che possono aiutarla.

C’è stato un periodo che oltre l’occorrente che necessitava, c’era bisogno di trovare biciclette per far spostare più velocemente chi l’aiuta e dare un mezzo a che è a piedi; ne abbiamo spedite tantissime ma sono sempre poche, è stata una gara di solidarietà.

Il suo rientro a Corinaldo è sempre impegnativo, non è riposo, specialmente nel periodo natalizio.

Si impegna nella vendita di stelle di natale e la beneficenza fatta dalla gente serve per pagare in parte il container che prepara e in parte ad orfani di guerra per il riscaldamento ospitate da suore nella ex Jugoslavia.

In questa azione ci sono diverse persone che le sono di aiuto, partecipando con vero slancio di altruismo, restando all’aperto anche giornate intere, magari anche al freddo e sotto la pioggia battente.

Fare queste azioni, non mette in risalto la persona, ma l’umiltà che c’è in ognuna di loro, la fermezza della convinzione che quello che fanno non è per loro ma per chi ha veramente bisogno di aiuto.

Quello che lei fa è veramente opera di misericordia.

Penso che Dio dono più grande non poteva fare a quelle persone che la conoscono.

Dobbiamo essere fieri di poterla aiutare con i nostri mezzi a disposizione, diventare anche noi strumenti nelle mani di Dio.

Spesso penso a quelle persone che vivono nell’egoismo, nel menefreghismo, comportarsi come quel detto : “pancia piena non pensa per quella vuota”, oppure vedere persone che alzano le spalle quando chiedi o parli di questa missione o di altre rispondendoti : ho tanti problemi anch’io !.

Poi li vedi uscire dal supermercato con il carrello pieno di ogni ben di Dio, ma a te non lasciano neanche un pacco di pasta o una scatoletta qualsiasi da portare a chi soffre la fame.

Questi comportamenti fanno male a chi conosce la cruda realtà, a chi vive a contatto con la miseria più nera.

Dio dice che qualsiasi aiuto diamo agli altri, lo diamo a Lui, ma quante persone non lo fanno, quante non capiscono l’importanza di un atto di misericordia, quante dovranno rendere conto a Dio!

Spero nessuna perché con il passare del tempo tutti capiranno e sapranno quanto è meraviglioso vedere sorridere quelle persone che vengono aiutate.

Vedere la felicità nei loro occhi pur non avendo niente.

Veder sorridere un bambino perché gli dai una penna per scrivere, un quaderno, una piccola sedia dove stare più comodo per disegnare sul piccolo tavolo.

Vedere la loro felicità quando giocano con niente, solo per essere assieme, un gruppo, con Gesù Cristo in mezzo a loro.

Per noi forse non è vita perché siamo abituati a tutti i confort che ci vengono proposti, ma la via che porta a Dio per loro è sempre aperta, noi dovremmo lavorare molto di più per ottenere la vita eterna.

Ma quello che a noi nel mondo in cui viviamo manca veramente è la gioia interiore, la pace, l’umiltà, la consapevolezza che la vita è dono di Dio, e non solo la nostra.

 

 

Intanto a Yakassè-Feyassè continuano i lavori e già la prima parte della costruzione più importante “l’ospedale” viene terminata.

 

Lei riparte, ma questa volta i pericoli sono molti perché è scoppiata la guerra, e la situazione è molto grave.

Di conseguenza scarseggiano i viveri di prima necessità ,soprattutto dove è lei, quindi costretta a dare fondo a tutto il suo denaro per poter comperare riso per sfamare la gente.

Là il cibo non poteva arrivare, ma lei riuscì a portarcelo percorrendo tanti Kilometri al giorno, lavorando sodo.

 

 

Ora si sta lavorando per attrezzare l’ospedale.

Trovare i macchinari giusti perché gli ammalati abbiano la possibilità di curarsi o di prevenire malattie, così come è da noi.

Ci sono dei medici che per diversi periodi dell’anno vanno in Costa d’Avorio a portare medicinali e aiuti.

Per questi il lavoro è tantissimo, ma ripagato con la gioia che viene loro donata da queste persone, con la loro semplicità, con il loro sorriso anche nella sofferenza.

Un grande aiuto per Maria Luisa anche se per brevi periodi.

Mi accorgo che più si aiuta questa signora, più ci sentiamo presi da questa grande impresa che inizialmente sembrava impossibile anche solo parlarne.

Certo lei sta vivendo la sua vita come Cristo vuole, essere sale della terra, dare sapore permanente a quello che si fa , ma il sapore vero, la grandezza di Maria Luisa, viene assaporata da quelle persone che vengono quotidianamente aiutate e curate.

Lei ha donato luce a quel paese che viveva nel buio più assoluto, è stata ed è luminosa come i discepoli di Gesù, condividendo tutto ciò che ha con gli altri.

Si deve veramente gioire a sapere quanta fede dona il nostro Signore, apre i nostri cuori, dona saggezza, rende umili, servi per gli altri.

Essere servitori come lo è la nostra missionaria, disposta a fare del bene senza risparmiarsi, questo è il cristianesimo.

Eppure ci sono persone che non condividono questo operato magari perché non sono stati coinvolti o promotori di questa impresa o di altre iniziative.

Non si può essere inermi davanti a tanto altruismo, non si può negare davanti all’opera svolta da queste persone la solidarietà, la comprensione, un aiuto magari morale.

Molte volte basta una stretta di mano, un abbraccio per dare un’ulteriore carica a chi ha in mano una iniziativa di missionarietà, spingerli a fare anche di più e meglio, far consolidare la loro opera anche spiritualmente.

Questo è quello che veramente vale e serve, e alcune volte può significare più di un aiuto materiale.

Chi opera nelle missioni certamente non cerca il successo, ma cerca di dare amore e serenità, mentre magari chi è coinvolta vive con tante paure, tanti disagi perché sa che in quella terra è sola e il solo aiuto che può avere è da se stessa, da Dio.

Molte volte si trovano delle difficoltà, ma Dio ci mette subito una mano.

Lei è come un raggio di sole che non solo illumina ma riscalda, dà calore umano a tutti quelli che gli sono accanto, ecco perché la chiamano e la amano come una mamma.

 

 

Arrivò ancora manna dal cielo.

Un medico nutrizionalista per bambini, si fece subito promotore di dare aiuto in Costa d’Avorio quando  saputo delle difficoltà presenti specialmente per i piccoli e i neonati.

Anche questo medico trascorre dei periodi in Africa portando tutta la sua sapienza, il suo amore per questi poveri bambini,dando loro quella speranza di sopravvivenza, per poi vederli crescere, vederli giocare, sorridere assieme ai loro genitori.

Ci sono anche medici di Milano coinvolti in questa missione umanitaria, e questa è altra grazia mandata da Dio.

Tutti si prodigano a dare aiuto ed ora Maria Luisa non è più molto sola in quei periodi colmati dalla presenza di questi medici.

Anche se i giorni della loro permanenza non sono molti, per Maria Luisa sono giorni di miracoli, santificati dal nostro Signore sempre presente.

Per lei la vita è frenetica per il da fare che ha, ma per quei poveretti è lenta e inesorabile piena di insidie portate dalla miseria.

 

 

Mentre lei lavora in Costa d’Avorio, qui in Italia diverse persone danno il loro contributo cercando, chiedendo materiale, caricando e scaricando, sistemando e scegliendo le cose migliori da spedire.

Gli indumenti vengono riposti in cartoni, i giochi vengono controllati, le biciclette vengono controllate da un meccanico nostro amico.

Tutto viene controllato e fatta la scelta delle cose buone e migliori, vengono caricate nel container, con i responsabili sempre presenti, pronti al lavoro, senza mai tirasi indietro davanti alle difficoltà che si presentano, e queste non sono poche.

Ma quando tutto questo viene svolto con amore, Dio misericordioso non si dimentica di costoro.

Voglio anche dire che queste persone fanno parte della diocesi di Senigallia, che comprende varie parrocchie, dove abitano queste persone, coinvolgendosi l’una con l’altra, cercando anche di allargare questa nostra famiglia nel nome del Signore, e dell’umiltà.

Molte volte ci sentiamo un po’ orgogliosi, anche se questo non deve avvenire perché tutto è fatto nella pienezza d’amore verso il prossimo, quindi lavorare in umiltà , essere al servizio di Dio.

Come dice Maria Luisa , noi possiamo essere di aiuto a lei, ma quello che facciamo lo facciamo per gli altri.

E’ riuscita ad aiutare anche un ospedale già esistente, ma lontano decine e decine di Silometri da dove lei lavora, con materiale e medicinali.

Qui manca tutto anche i macchinari più semplici.

Per questo atto di misericordia è stata ultimamente ringraziata tramite un articolo sul giornale locale e con una piccola cerimonia con la partecipazione di varie personalità.

Questo aiuto è stato tempestivo per tutti i feriti di guerra, ecco perché alcune volte possiamo sentirci orgogliosi, ma forse è meglio dire commossi davanti a quelle persone che ti sono grate per averle aiutate, con le lacrime agli occhi.

Come si può essere indifferenti davanti a tanta disperazione, a tanta sofferenza, eppure sopportata con tanta dignità, non puoi non commuoverti e piangere con loro.

 

Forse stanno meglio loro ?

E’ una domanda che spesso mi sono rivolto, ma alla quale non so darmi una risposta.

Io come tanti ho tutto, loro niente.

Io ho la stessa dignità che hanno queste persone distaccate dal benessere della civiltà, vivendo di stenti ma felici e con la pace interiore ?  NO.

Forse io avrò anche tutto ma spesso mi accorgo di non avere niente, i beni terreni ai quali sono attaccato non hanno valore, l’unico valore che sto scoprendo è quello di essere utile agli altri, saper spendere la vita per il prossimo, perché si è più felici nel dare che nel ricevere, è questo quello che mi sto proponendo di fare anche con Maria Luisa, lei lo sta già facendo da diversi anni.

 

 

Nella struttura che è riuscita a costruire con l’aiuto di benefattori, comprende anche la casa della suore, suore domenicane del Santissimo Sacramento di Yakassè- Fèyassè a Bengorou, una regione dell’est confinante con il Ghana.

La scuola ora riesce ad ospitare circa 60 ragazzi piccoli e grandi, ma non hanno la possibilità di pagarsi neanche un piatto di riso.

Ecco perché c’è bisogno di aiuto, di poter adottare un bambino con il costo di un caffè preso al bar ogni due giorni.

dare un insegnamento a questi bambini , è un dovere, dar loro la possibilità di un futuro che non sia di analfabeti, far conoscere anche le Sacre Scritture per una crescita spirituale .

Chi ha  possibilità riesce a portare un po’ di frutta a questi bambini ma non può bastare.

 

 

Beati gli uomini e le donne di buona volontà.

Questi popoli ci danno un insegnamento grandissimo, di come vivere degnamente e con Cristo la povertà, dare accoglienza anche se non ti conoscono,  agire cristianamente davvero .

Ora con l’aiuto di molti, sia gli uomini che le donne avendo disposizione attrezzi per lavorare la terra, sono riusciti a piantare pomodori, zucchine, cetrioli ecc… 

Grande soddisfazioni per questi nuovi agricoltori, ma per Maria Luisa è un sogno di vedere quei raccolti anche se piccoli, ma come tutto e tutti cresceranno.

Molti si chiederanno, e l’acqua?

sono riusciti a trovarla nel sottosuolo ed hanno costruito due pozzi, certo bisogna disinfettarla, bollirla, ma hanno l’acqua, indispensabile per la vita.

 

 

Per l’Ospedale abbiamo trovato un certo quantitativo di reti e materassi, donati da fabbriche da ospedali o da famiglie.

Come già detto, Maria Luisa fa sempre una cernita di quello che viene dato, e spedisce ciò che è in ottimo stato, anche perché chi riceve la merce è gente come noi anche se povera, loro si accontentano di tutto, ma è la nostra coscienza che ci fa capire che quei miseri luoghi non sono discarica, ma luoghi pieni di vita, semplice, ma da vivere.

 

 

Quello che ho scritto è per far conoscere meglio a chi ci sta vicino  moralmente o spiritualmente con le loro preghiere, la vita che donano questi missionari in luoghi sperduti che noi non riusciremo a trovare neanche nell’Atlante geografico.

Di queste persone ne fa parte anche Maria Luisa Rotatori, di Corinaldo, italiana, della Diocesi di Senigallia.

Una bianca in mezzo a tante persone con la pelle scura, ma identica a loro, perché davanti a Dio siamo tutti dello stesso colore e tutti abbiamo il dovere di sentirci tali.

Santa Teresa di Calcutta diceva che ognuno dovrebbe essere come una goccia di acqua pura in mezzo ad un mare oscuro perché questo si schiarisca.

Maria Luisa è questa goccia.

Grazie di esistere e che il buon Dio ti dia ancora tanto vigore e tanta volontà per continuare questa meravigliosa opera.

Le nostre preghiere ti accompagneranno sempre ovunque sarai.

 

 

                                                                                                                 Ciao